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28/01/2019

Il Baccalà deve rispettare la catena del freddo?

La Cassazione ha prosciolto un pescivendolo dall'accusa di non aver conservato bene al fresco, secondo i dettami Ue, il baccalà che teneva in ammollo nel secchio e a pezzi essiccati nel cartone.
L'Ue non ha regolamentato il commercio di questo prodotto, del quale l'Italia e' tra i grandi consumatori, e dunque – afferma la Cassazione – non bisogna ‘criminalizzare’ chi lo vende non tanto refrigerato dato che “in base alle regole di comune esperienza” solo oltre “il superamento della soglia di 15° è profilabile il rischio di deterioramento”.
Così la Suprema Corte ha respinto il ricorso della Procura di Asti che insisteva nel voler condannare un pescivendolo torinese – che aveva un banco al mercato nell'astigiano – perche' vendeva il baccalà a temperature superiori di due gradi rispetto ai quattro gradi prescritti dal Pacchetto Igiene emanato nel 2004 da Bruxelles...".
Questa sentenza però non solleva gli organi addetti ai controlli ufficiali ma anche gli OSA dall'affrontare caso per caso una corretta valutazione del rischio.
Sono infatti numerose le variabili che potrebbero incidere in merito. Basti pensare alle differenze tra baccalà ottenuti con diversi sistemi produttivi o gestiti in maniera differente per la vendita al dettaglio.
Sul nostro social abbiamo aperto una discussione in merito (Fonte SIVeMeP).

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